Insieme a Lucia, Patrizia e Giordana per un trekking di uno dei luoghi nascosti della Val Nure: Cogno San Savino
Domenica 27 settembre, alle 9:30, si torna a camminare in Val Nure in occasione della 59a Mostra Mercato della Patata di Mareto. Si tratta di un percorso di trekking lungo 5.5 km, gratuito, della durata di due ore e mezza e adatto a tutti con un dislivello di soli 200 metri. Per conoscere tutti i dettagli abbiamo parlato con l’organizzatrice dell’evento, Lucia Longinotti.

Un luogo nascosto della Val Nure: Cogno San Savino
Lucia è ormai un’amica del nostro blog “Camminatori seriali” e anche stavolta è protagonista di un trekking andato sold out in pochissimo tempo e di cui abbiamo voluto chiedere proprio a lei alcuni dettagli di questa nuova avventura.
Qual è l’idea che ha acceso la scintilla e che oggi dà forma a “Life on Mars”?
Per questo terzo anno abbiamo immaginato un nuovo itinerario che ci porterà alla scoperta di un angolo del comune di Farini, preziosissimo e poco conosciuto: l’area di Cogno San Savino e delle miniere di Vigonzano. Parlo al plurale perché stavolta non sarò sola nella conduzione del gruppo: con me ci saranno Patrizio Daina, naturalista esperto di ecologia storica, e Giordana Roscio, vera e propria custode della Chiesa di San Savino e perfetta cicerona per questa giornata.
L’idea di cercare un itinerario adatto a tutti, compresi i bambini, è nata l’anno scorso proprio con Patrizio, quando stavamo studiando l’itinerario per il Monte Aserei. Rientrando a casa, ci siamo fermati a Cogno e siamo stati rapiti dalla bellezza della torre millenaria e del gruppo scultoreo che si trova all’interno della chiesa e che rappresenta la Deposizione del Cristo. Un’opera commovente, resa ancora più unica dall’essere così inaspettata in una Chiesa di montagna. É da lì che abbiamo iniziato a studiare le mappe e ci è venuta l’idea di scendere verso Vigonzano, alla scoperta delle miniere di Calcopirite. É un trekking che unisce la storia dell’arte, l’architettura, l’archeologia industriale, la botanica e l’ecologia storica.
Perché il progetto si chiama così?
Quando si arriva nella cava della miniera di Calcopirite non si può che pensare a Marte: la terra è sospesa tra l’ocra e il rosso, l’odore di zolfo è una nota leggera ma inconfondibile. L’affaccio su questo calanco multicolore dà la sensazione di essere arrivati sul pianeta rosso, soprattutto perché sino a un attimo prima si è immersi nel bosco. Il contrasto nel paesaggio è uno degli elementi che caratterizzano questo trekking e l’imbocco della galleria sembra la porta per un regno sotterraneo precluso alla nostra conoscenza.
Quando ci si trova lì, riecheggiano brani di “Schiena di Vetro” o “Rosso Malpelo”, l’eco della letteratura che ha raccontato le condizioni di lavoro e di vita dei minatori, degli uomini che con una lampada ad acetilene entravano nella bocca dell’Inferno per riemergerne dopo 10 ore di lavoro. Intorno a questi luoghi che paiono inospitali e brulli, in realtà si è delineata una vegetazione specifica, capace non solo di sopravvivere ma anche di partecipare alla “bonifica” del suolo: pioppi, silene, conifere. Apparentemente, quindi, c’è vita su Marte.

Perché avete scelto proprio questa zona?
Il trekking attraversa l’abitato di Vigonzano e risale verso Vediceto, da lì si raggiunge Cogno San Savino e si rientra passando per le Miniere. Abbiamo scelto quest’area perché ci siamo entusiasmati di fronte alle possibilità di ricerca, studio e per tutte quelle che saranno le prossime esplorazioni.
Una volta arrivati a Cogno, di fronte alla Deposizione del Cristo, ci siamo messi a cercare ipotesi per l’attribuzione di questo gruppo scultoreo poiché ancora non se ne conosce l’autore. É un’opera che apre molti interrogativi dato che se ne può dare giusto una datazione approssimativa, ma non sappiamo come sia arrivato li, se l’autore abbia lasciato altre opere simili in Appennino, se per caso non avesse visto l’opera coeva conservata nella Chiesa di San Francesco a Piacenza o se facesse parte della stessa scuola.
Quello che sappiamo è che si tratta di un gioiello barocco da studiare, valorizzare e far conoscere. Un altro elemento importante da raccontare è la presenza di una miniera di rame, attiva sino agli anni ’70, dove hanno lavorato tante persone dei dintorni e che ha contribuito a plasmare e definire il territorio: lungo il percorso, si trovano case matte per la conservazione degli esplosivi, i basamenti dei piloni della teleferica che portava il minerale sino al greto del Nure lungo la direttrice del torrente Crocelobbia, quelli che erano i sistemi di drenaggio delle acque nell’area di scavo e gli sfiatatoi. Questa è archeologia industriale e la nostra fortuna è che possiamo camminarci dentro.
Perché l’evento è gratuito?
L’evento è gratuito perché nasce all’interno della Mostra Mercato della Patata di Mareto, animata da volontari fantastici che quest’anno finalmente ci accoglieranno per il pranzo con gnocchi e polenta di patate, due delle quattro D.e.c.o. del Comune di Farini. Questa é un’escursione che segna la collaborazione con l’amministrazione locale, ha da subito creduto nel lavoro che stavo provando a fare sul territorio e mi sembrava giusto restituire qualcosa. Non solo alla comunità, ma anche agli escursionisti che mi seguono tutti mesi incuranti del caldo, del freddo, della nebbia, della pioggia. Ormai è il terzo anno che settembre finisce a Mareto e possiamo dire che abbiamo iniziato una nuova tradizione che spero di portare avanti ancora per molti anni.

Quali sono i prossimi progetti per l’autunno?
Dopo questa escursione, andremo due giorni al Rifugio Gaep insieme a “Io non ho paura del Lupo”: un fine settimana dedicato all’approfondimento di aspetti etologici, storici e alla coesistenza possibile con questo animale. Saranno momenti dedicati a capire quanto il lupo reale sia diverso da quello che già lo zoologo Luigi Boitani aveva individuato, che abita nella mente e negli stereotipi di tutti noi: il lupo immaginario. Questo perché è solo attraverso la conoscenza, i dati reali e un po’ di sana laicità che potremo affrontare la sfida della coesistenza, non solo nelle aree interne, ma ovunque ci siano animali selvatici.
Dopo questi due giorni, precisamente 17 e 18 ottobre, avremo ancora un paio di escursioni inedite, su sentieri fuori traccia, prima della fine dell’anno. La prossima sarà ai Pigarei, nome che so essere sconosciuto, ma la zona è un incredibile affioramento roccioso a cavallo tra Val Nure e Val Ceno. Per la seconda sto ancora esplorando. Nel frattempo, sto iniziando a immaginare il prossimo anno. Entro dicembre vorrei avere un calendario che mi accompagni per tutto il 2027, giusto per sapere di che morte morire.
Guardandosi indietro e tirando le somme fino a qui, qual è il bilancio di questo percorso?
Sono molto felice di questi mesi in cammino. Credo davvero di aver trovato il ritmo giusto e le persone giuste per questa avventura. Ogni volta che finisce un’escursione è sempre più dura andare a casa: tra strimpellate, letture di tarocchi, briscole in cinque e birrette si è creato un terzo tempo che sa di isola felice e porto sicuro. Le persone che vengono alle escursioni sono amiche, sono gli artefici di quell’atmosfera da gita scolastica che diventa pretesto per prendersi amabilmente in giro e godersi la natura con spirito leggero, ma mai superficiale.
Ognuno di loro contribuisce alla riuscita della giornata, anzi sono loro a fare la parte più importante: creano un gruppo. Poi c’è la bellezza di studiare sempre, cercare collegamenti, unire sentieri. É un lavoro di ricerca che nutre la curiosità e che riporta immancabilmente ai monti. È molto difficile non stare bene in mezzo ai boschi.
