Una giornata nel cuore della Val Nure prenderà vita il 31 maggio con la guida Lucia Longinotti e la scrittrice Martina Picca. Si chiama “Radici” e ci porta in sentiero da scoprire del nostro appennino
Poco più di un anno fa parlavamo di un suo trekking in Val Trebbia e oggi la ritroviamo in Val Nure. Stiamo parlando di Lucia Longinotti, la guida Aigae che domenica ci porterà nel cuore della vallata e ancora più precisamente in un suo angolo ancora poco sconosciuto, la Val Lardana.
Una giornata speciale quella di domenica 31 maggio non solo per la bellezza dei luoghi, perché verrà scoperto un sentiero conosciuto solo da pochissimi, ma anche perché l’escursione sarà accompagnata dalla lattura di un libro, “La montagna mia non muore” di Martina Picca, l’autrice per Edizioni Officine Gutenberg, che camminerà con Lucia e tutti i partecipanti.

Lucia e Martina in cammino nel verde della Val Nure e Val Lardana
Un’escursione speciale quella che partirà alle 9.00 da San Gregorio di Ferriere che come anticipato porterà i partecipanti (affrettatevi perché i posti disponibili sono pochi (seguite questo link a Instagram per scrivere a Lucia https://bit.ly/4dL5gT4) attraverso un nuovo sentiero, ai più sconosciuto, tra il Monte San Martino verso il Lago Moo.
Ma a raccontarci tutte le peculiarità di questo trekking, ci ha pensato direttamente Lucia rispondendo alle nostre domande.
Raccontaci questo sentiero tutto da scoprire!
Questo trekking è stato un lavoro corale. Era da un po’ che cercavo un sentiero che potesse arrivare a Lago Moo da una nuova prospettiva e dopo vari tentativi, tutti eccessivamente lunghi e complicati, con varie situazioni rocambolesche nelle quali finivo puntualmente a guardare un burrone, finalmente Carmen, una delle anime del Circolo “Lo Stallino” di San Gregorio, mi ha dato il suggerimento giusto per chiudere il cerchio.
L’escursione parte da li e risale verso il piano dei Seghèn, quello che una volta era il luogo magico di una festa estiva, tra faggete ad alto fusto e le pareti ofiolitiche del Monte San Martino. Da li si arriva in una delle torbiere più note della Val Nure, che in questa stagione è un tripudio di rane, tritoni, lasche e trifoglio fibrino.
La salita è impegnativa ma apre a panorami incredibili sulla Val Lardana e lo sguardo arriva sino alle cime del Menegosa e del Lama. Ci si muove in una valle selvaggia e stretta, la stessa che ha attraversato il Capitano Antonio Boccia agli inizi dell’800, colui che proprio in questa zona, cita la presenza di un anfratto noto come la Tana dell’Orso. Un toponimo evocativo che svela più di quanto si possa immaginare. Il rientro invece sarà più dolce e ci porterà alla scoperta di Fontanarosa.
Prima dell’appuntamento del 31 maggio, le tue escursioni per il 2026 sono già partite da tempo. Come stanno andando?
Sto cercando un accordo con il karma per risolvere la questione meteo e pare che in questa stagione sia più clemente (mentre scrivo queste parole tocco ferro e incrocio le dita). Le escursioni sono state per me stupende, con un gruppo di persone che è diventato sempre più affiatato ed unito. Sul Lama una nebbia impenetrabile ci aveva avvolti senza tregua, al Burrasca la pioggia ci ha graziato per un soffio, sull’Aserei c’era un vento gelido che ha reso bene l’idea dei racconti di Mario Rigoni Stern che avevo scelto di portare con noi, ma alla fine mi è sembrato che per tutti fosse un po’ come vivere un’avventura.
La natura d’altronde ci mette alla prova e si svela anche nella sua complessità. Ho capito, escursione dopo escursione, che non sono l’unica matta a cui piace andare in giro in mezzo alla neve o sotto la pioggia, che per tanti il modo in cui i sensi si attivano in situazioni non usuali è prezioso e quindi ho deciso che non avrei cercato il giorno ed il clima perfetto.
Tengo solo a mente che la prima cosa è la sicurezza degli escursionisti: posto questo punto fermo, ogni volta che si può si va, anche in mezzo al fango. Ed il ristoro finale è diventato un momento sacro e speciale anche grazie a due amici che offrono suonate di ukulele e letture di tarocchi.

Torniamo al presente: questa escursione non è solo cammino, ma anche molto di più grazie alla partecipazione di Martina Picca e del suo ultimo libro “La montagna mia non muore”. Come nasce questa “joint venture”?
Direi che nasce nella notte dei tempi visto che Martina è nata nel paese dove abitavano i miei nonni: Cantoniera. La vita ha poi fatto giri strani e ognuna ha seguito il proprio cammino. Il caso ha voluto che a distanza di vent’anni le nostre strade si reincrociassero proprio li, nella nostra valle, mettendo in connessione una scrittrice e una camminatrice. Quando ormai l’estate scorsa mi ha rivelato il progetto al quale stava lavorando, il libro “La montagna mia non muore”, mi aveva chiesto se avessi aneddoti sulla sua Val Lardana.
Ci siamo riconosciute come la bambina che dovevano portare in giro in carrozzina per ore per non farla piangere e la ragazzetta che passava l’estate a fare la ruota sul nastro d’asfalto davanti a casa. Una carrambata che rivela chiaramente che io sono la più vecchia ma che ci ha portate ad immaginare un modo per portare il suo libro nei luoghi che racconta. Abbiamo già fatto una presentazione itinerante a febbraio ma entrambe sapevamo che è con la primavera che queste montagne si rivelano nel loro vestito migliore. E quindi eccoci con un secondo appuntamento e con un nuovo itinerario. Ed un’altra super merenda al Circolo “Lo stallino”.
Andando nel particolare: come il suo libro accompagnerà il trekking?
Nei trekking sono solita leggere passi di romanzi che in un modo o nell’altro hanno una connessione con quel paesaggio, con quei paesini, con quelle persone. Ho portato con me autori nordamericani, sudamericani, nordici, francesi, italiani, arabi perchè in un modo o nell’altro trovavo degli spunti per leggere meglio quell’angolo di territorio che stavo scoprendo o riscoprendo.
Stavolta invece il romanzo è così profondamente legato a questi luoghi che è davvero una finestra aperta sulla Val Lardana. È come sedersi in casa di Martina e dei suoi nonni ed ascoltare quello che lei è riuscita a rendere così bene con la scrittura. È un libro che custodisce la tradizione, i piccoli gesti e ricuce la Grande Storia con la Piccola Storia quotidiana. Ci sono passi del libro che raccontano di personaggi pittoreschi, di briganti, di luoghi di dolore e di Capitani di ventura: ecco proveremo a calarli nei luoghi che hanno attraversato prima di noi e lo faremo con le parole del romanzo.
Insieme a questo ci faremo guidare anche dal libro di Antonio Boccia “Viaggio ai Monti di Piacenza” per capire quanto la nostra montagna sia cambiata in due secoli. È uno dei testi che ha accompagnato Martina nella scrittura del suo romanzo e vi sono spunti molto interessanti per capire quali trasformazioni ha subito il nostro Appennino in questo arco temporale.

Leggiamo che il punto di arrivo è il Lago Moo, che in tantissimi già conoscono, ma invece da scoprire è il nuovo sentiero Fuori Traccia. Lì, cosa si potrà scoprire?
Intanto il Monte San Martino e la Costiera dell’Erbone, le rupi ofiolitiche che ci accompagneranno verso il crinale dal quale scenderemo verso il Lago Moo. E poi i meravigliosi pascoli di Fontanarosa. In tutto questo troveremo segni di presenza della fauna selvatica, fioriture di orchidee e forse riusciremo a vedere qualche biancone in volo. Sarà una prospettiva diversa che aprirà a vedute e paesaggi meno noti.
Sappiamo che passata domenica, c’è già un altro appuntamento in calendario!
Esatto. Sabato 13 giugno si terrà alla Chiesa di Sant’Anna del Castello di Montereggio la seconda edizione di “Incanti Notturni”, un concerto a lume di candela in uno dei borghi più affascinanti del comune di Farini. Quest’anno il musicista Maurizio Piantelli suonerà per noi una “Arpeggiata” di musiche e danze per liuto e tiorba tra Rinascimento e primo Barocco.
Questa inziativa fa parte del progetto “Sentieri sonori dal Po all’Appennino”, fortemente voluta dal Comune di Farini e dalla mitica Anna, la custode del Castello, che anche quest’anno offrirà ai camminatori erranti le sue prelibatezza e la sue energia. Per chi volesse arrivare al calar del sole abbiamo immaginato un breve trekking che porti alla scoperta del Geosito Regionale della Roccia del cinque Dita e che permetta ai camminatori di immedesimarsi nei panni dei pellegrini e dei viandanti che raggiungevano l’antica pieve seguendo il tracciato della Via Romea Montana.
Un itinerario breve di circa 5,5 km, adatto a tutti, che permetterà di scoprire la storia millenaria di questo angolo di Val Nure. A brevissimo usciremo con tutti i dettagli dell’evento ma intanto segnatelo in calendario.
Per tutti quelli che volessero camminare con te, quali saranno gli altri trekking in programma per la seconda parte di primavera e poi per l’estate
Dopo il 13 giugno ho un paio di nuovi Fuori Traccia in cantiere ancora da calendarizzare, anche per capire un attimo che temperature dovremo aspettarci quest’estate: un nuovo trekking insieme agli amici di Organico Perduca durante la nuova stagione del teatro, che ormai è vicinissima, ed un sentiero Inedito al Monte La Penna. A settembre immancabile il trekking in occasione della Mostra Mercato della Patata di Mareto, che però quest’anno cambierà itinerario, e poi ad ottobre una due giorni al Rifugio Gaep con l’associazione “Io non Paura del Lupo”.
Saranno due giorni intensi tra camminate, appostamenti all’alba e al tramonto, lezioni sulla biologia, l’etologia, il riconoscimento dei segni di presenza in natura ed i principi della coesistenza. E oltre al lupo reale approfondiremo anche il suo alter ego immaginario, quello che si è costruito attraverso la religione, le favole, l’arte e la tradizione. In tutto questo ci potremo vedere anche nella prima data del Festival “Nure” a Centenaro, un nuovo laboratorio di idee, incontri, dibattiti, workshop e musica che si terrà l’ 11 e il 18 luglio ed il primo di agosto. Per tutte le info ed il programma rimando alle loro pagine social!
