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Sempre più vicina la nuova presentazione di “1971: Campionesse!”, il libro scritto da Massimo Farina ed edito da Edizioni Officine Gutenberg, che sabato pomeriggio torna su un palco, quello di Travo. Assieme a lui ci sarà Paolo Gentilotti giornalista per Libertà e scrittore, e anche alcune protagoniste di quella grande vittoria.

Tra calciatrici scudettate nel 1971, c’era anche Stefania Badini ed è lei che oggi abbiamo cercato per parlarci di quegli anni.

Il calcio femminile di quegli anni nelle parole di Stefani Badini

Dopo aver intercettato Maura Fabbri oggi ci spostiamo di ruolo (e di cambiamenti di ruolo la protagonista dell’intervista di oggi ne sa qualcosa!) e passiamo a Stefania Badini che così ha risposto alle nostre domande.

Se pensa a quel campionato 1971 qual è il primo ricordo?

Naturalmente è stata una stagione piena di bellissimi ricordi, ma se ne devo citare uno soltanto direi la vittoria a Roma contro la Roma, che era considerata una squadra di primo livello. Con quella vittoria alla 5° giornata diventammo prime solitarie in classifica e lì rimanemmo fino alla fine.

Stefania Badini: da attaccante a libero, la 10 in Nazionale e quei primi anni di calcio femminile a Piacenza
Stefania Bandini in Nazionale

Nel 1973 passò dal ruolo di attaccante a quello di libero. Più avanti nella carriera ha poi alternato ruoli di attacco a quello di libero. Fu un sacrificio lasciare l’attacco per lei che superava i 20 gol a stagione tra campionato e coppa Italia?

L’allenatore Bertuzzi voleva qualcuno che facesse partire il gioco dalla propria area e non affidarsi ai soliti lanci lunghi per gli attaccanti e scelse me. Mi è costato parecchio lasciare il mio ruolo di attaccante ma a me piaceva giocare ed anche il ruolo di libero l’ho accettato senza problemi. Nelle stagioni successive ho alternato ruoli difensivi ed offensivi ma intanto avevo perso il passo dell’attaccante e non ho più segnato tanto come nei primi tre anni. 

Lei ha giocato nel Piacenza dal 1970 al 1985, continuando ancora dopo la fusione con la squadra di Modena e lo spostamento della sede a Modena. Ha conosciuto quindi almeno una decina di diversi allenatori. Ha una particolare stima di qualcuno di loro?

Oltre a Bertuzzi, con il quale abbiamo vinto il campionato, ricordo “Cip” Tadini che amava come me il bel calcio fatto di trame di gioco e non il classico “palle lunghe e pedalare” e poi Angelo Ferranti, il tecnico delle due ultime annate di calcio femminile a Piacenza nel 1984 e 85 ed anche Gian Franco Foppiani, allenatore della Sisal.

É stata anche in Nazionale per un decennio, dal 1971 al 1981. Bei ricordi?

Sì, il fascino delle gare internazionali, belle trasferte, qualche gol realizzato. Per me il più bel ricordo è l’essere stata schierata con la maglia n.10 dall’allenatore Sergio Guenza facendomi coronare il sogno di giocare in Nazionale nel mio ruolo prediletto.

Osservando il suo ruolino ci si imbatte in un bel numero di espulsioni e squalifiche, anno dopo anno. Un difficile rapporto con gli arbitri?

Eh sì, raramente sono stata espulsa per falli commessi sulle avversarie, quasi sempre per proteste nei confronti dell’arbitro. Quando l’arbitro commetteva errori (errori secondo me), non ero capace di stare zitta, dovevo per forza andare a dirgli il mio parere, a volte in modo poco… urbano.

Stefania Badini: da attaccante a libero, la 10 in Nazionale e quei primi anni di calcio femminile a Piacenza
Foto di rito prima della partita

Qui salta fuori il suo sangue romagnolo! Ma lei, nata in Romagna, si è trasferita a Piacenza all’età di 17 anni e non l’ha più lasciata. Allora, nonostante il carattere dei piacentini definito chiuso e diffidente, che pare essere esattamente opposto a quello dei romagnoli, a Piacenza si sta bene…

Ah sì, io a Piacenza sto benissimo. Ma io sono una romagnola molto atipica, ho un carattere introverso, poco incline all’apertura verso gli altri se non dopo una lunga conoscenza. In questo mi sento molto più piacentina che romagnola.

Chiudo con una curiosità: la prima straniera giunta a Piacenza fu la svedese Lena Olovsson nel 1975. Era un’ala di raccordo ma venne quasi sempre utilizzata da portiere. Che si ricorda di Lena?

Che era una ragazza molto simpatica e socievole. Non fu acquistata da una squadra svedese ma fu lei, momentaneamente in Italia e capitata non so come a Piacenza, a proporsi per giocare. Aveva 19 anni ed in Svezia giocava nel Vaxjo. Come giocatrice di movimento era molto fisica e poco tecnica e si decise allora di provarla come portiere, anche perché la Ligabue aveva cessato l’attività ed un portiere ci serviva. Lei si dimostrò valida e giocò quasi sempre in quel ruolo. Dopo quell’anno emigrò in un altro stato europeo e ne ho perso le tracce. Non so neppure se abbia continuato a giocare a calcio.

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