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Il primo articolo a firma della nostra autrice parla del suo prossimo Memoriale, un lavoro targato Edizioni Officine Gutenberg e Libertà

Già da settimane vi parliamo del nuovo lavoro di Martina Picca, sarà un memoriale con la raccolta dei ricordi che tante persone hanno lasciato alla nostra giovane scrittrice, per continuare a parlare e raccontare chi, in questi dolorosi mesi, ci ha lasciato.

Oggi facciamo insieme a Martina un passo più in là, apriamo gli appuntamenti con il suo blog dal titolo “Le parole di Martina” e lo facciamo parlando di un segno, di una traccia, disegnata dalla mano della tatuatrice Sarah Cornelli di Wip Tattoo, che sarà centrale nella raccolta di questi pensieri che andranno a comporre il memoriale e che anche visivamente segnerà la nostra prossima pubblicazione targata Edizioni Officine Gutenberg in collaborazione con Libertà.

Stiamo parlando di un filo rosso che idealmente, ma anche graficamente, come potete già vedere, andrà a legare tutte le emozioni che il memoriale (lo chiamiamo ancora così, ma a breve saprete anche il nome “ufficiale”) conterrà passando tra una storia e l’altra.

La scelta di utilizzare questo “filo rosso” per il futuro memoriale è stata fortemente voluta dalla nostra Martina Picca, già autrice con noi di Una notte di settembre l’alluvione, e che qui di seguito ci racconta la storia di questo filo da cui deriva la scelta per il futuro memoriale.

La storia del Filo rosso ci porta… in Cina

Al tempo della Dinastia Tang in Cina viveva un uomo, Wei, rimasto orfano da bambino. Per questo, non avendo avuto la possibilità d’amare profondamente e di essere ricambiato, una volta cresciuto desiderava ardentemente sposarsi e formare una grandissima famiglia. Era innamorato dell’amore e lo voleva con ogni singola fibra del suo corpo. Ma nonostante i suoi sforzi non aveva ancora incontrato la donna della sua vita, e gli anni stavano passando inesorabilmente.

Un giorno, durante un viaggio, vide sui gradini di un tempio un signore anziano che stava leggendo un libro con la schiena poggiata su un sacco. Incuriosito, Wei chiese all’uomo che genere di libro stesse leggendo, e quello, non solo gli rispose di essere il Dio dei matrimoni, ma gli disse anche che quel libro conteneva tutti i riti nuziali già celebrati e, soprattutto, quelli che sarebbero avvenuti.

Le parole di Martina: il memoriale apre il blog della Picca
Il filo roso disegnato da Sarah Cornelli

Senza perdere neanche un secondo da quella scoperta, Wei chiese al dio se si sarebbe mai finalmente sposato e quello gli rivelò che la sua futura moglie ora aveva tre anni e che lui l’avrebbe sposata al compimento dei diciassette.

Profondamente deluso dalla risposta, dal momento che non voleva aspettare oltre, Wei gli chiese anche che cosa contenesse il sacco, e l’uomo rispose: Filo rosso per legare i piedi di mariti e mogli. Non lo si può vedere, ma una volta che sono legati non li si può più separare. Sono già legati quando nascono, e non conta la distanza che li separa, né l’accordo delle famiglie, né la posizione sociale: prima o poi si uniranno come marito e moglie. Impossibile tagliare il filo. Sicchè, visto che sei già legato alla tua futura moglie, non c’è niente da fare”.  

Queste parole non convinsero affatto Wei che, incurante della rivelazione del saggio, decise di proseguire la sua vita e di scegliere liberamente chi sposare. Non solo, ottenute indicazioni più precise circa l’identità della presunta futura moglie, ordinò al suo servo di andare ad uccidere la bambina. Quello eseguì, ma la ferì soltanto. Quattordici anni dopo, Wei incontrò una bellissima ragazza di diciassette anni proveniente da una nobilissima famiglia che gliela diede in sposa.

Stranamente, la ragazza portava sempre una pezzuola sulla fronte, e Wei, passato vario tempo, le chiese perché non se la togliesse mai, nemmeno quando si lavava. La sposa allora gli rivelò di essere stata ferita quando aveva solo tre anni da un pazzo al mercato e che la cicatrice sulla fronte era la testimonianza di quell’atto orribile, per questo tenuta coperta. A quelle parole, Wei si buttò ai piedi della moglie e piangendo le rivelò tutta la verità. Ma proprio perché entrambi sapevano finalmente come erano andate le cose si amarono ancora più di prima rendendo sempre onore al destino e al filo rosso invisibile che li aveva legati da molto prima di venire al mondo.

Il Filo rosso come legame di tutte le storie che troverete nel memoriale

Il filo rosso del destino non è solo una leggenda basata sul destino e sull’anima gemella, perché di questo si parla, ma anche e soprattutto sull’Amore. Quello vero e senza mezze misure. Sull’Amore a cui, secondo la tradizione popolare cinese, sei predestinato da molto prima di venire al mondo.

Io all’amore credo profondamente e da ormai due mesi ne sono stata inondata. Infatti, dalle prime lettere che mi sono arrivate da quando abbiamo deciso di far partire il progetto di un libro in onore delle vite perse durante la guerra al coronavirus, mi è stato chiaro fin da subito che l’amore non solo è potentissimo, ma resiste anche contro la morte. E la combatte. Detta così, potrebbe sembrare una banalità, o un aforisma qualsiasi. E invece no.

In questo libro c’è un filo invisibile che lega ogni lettera ed ogni persona che ha subito una perdita, e non è affatto il dolore. Perché è l’amore. Chi ha scritto lo ha fatto per un atto d’amore: ha aperto il suo cuore, ha condiviso ricordi, attimi e momenti, piccolissimi pezzi di intimissima vita. E in nome di quella vita ha trovato il coraggio per celebrarla e renderle onore. Si è scatenata una luce, in mezzo a tutta questa sofferenza, e la luce è quel filo rosso che nasce dall’amore e in lui si rinnova intrecciando esistenze senza permettere a niente di porgli fine.

È impossibile tagliare il filo, non importa a cosa andiamo incontro. Saremo legati per sempre a chi amiamo e quelle lettere sono per me la lezione più grande. Amare e trovare la forza per raccontarlo anche se si è in mille pezzi. Medicarsi in nome di quell’amore e ricucirsi grazie a quel filo. Il filo che mi lega a te, che mi porta a te, che mi farà vivere per sempre in te. La morte non è niente, l’ho capito con le punte dei miei piedi in queste storie.

La morte è solo un passaggio biologico, e nel tempo che stiamo vivendo ora ancora più atroce e orribile, brutale e ingiusta. Ma non è niente. Perché è l’amore il tutto. La forza. La motrice. Conosci un altro modo per fregar la morte? La risposta è no. Non ne conosco un altro. Perché non esiste. E questo nuovo libro nasce da quello: dal filo che non si spezza.

L’autrice: Martina Picca

Martina Picca è nata a Piacenza il 22 settembre 1997 ma è cresciuta in montagna. Ama Milano e spera di laurearsi molto presto in Lettere Moderne alla Statale. La lettura e la penna l’hanno accompagnata fin da subito, da piccola scriveva sul suo diario e il sogno di fare la scrittrice lo ha sempre tenuto sul comodino. In realtà, è diventata scrittrice per salvarsi da quella brutta notte del 2015 da cui nasce il suo primo libro “Se una notte di settembre l’alluvione“.

Scrivere le ha salvato la vita, in ogni senso possibile, e spera di farlo per tutta la vita.

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